• 06 aprile 2017

Testimonianza - Gino Prandina di Fratelli Dimenticati

Impresa Testimonianze

Chi siamo. L’Associazione Fratelli dimenticati nasce 1987 per volontà e con l’intensa operosità del salesiano don Antonio Alessi, nativo di Rosà (Vicenza), il quale nel 1994 la trasformò in “Fondazione” con approvazione governativa. Lo spirito del fondatore, deceduto nel 1996 all’età di ottantun anni, è stato raccolto da Gino Prandina, già suo collaboratore, che ha fatto di tale Fondazione la ragione della sua vita assieme a tanti altri collaboratori, soprattutto volontari. 

Attualmente la Fondazione, struttura giuridica che garantisce a questa realtà una migliore garanzia di continuità, ha una propria governance, costituita da: Consiglio di amministrazione (composto da 11 consiglieri) e Comitato esecutivo (formato da 5 componenti, compresi il presidente ed il vicepresidente), che rispondono all’Assemblea dei Soci. L’organico comprende 15 dipendenti, distribuiti in 5 filiali: Binasco (MI), Melegnano (MI), Torino, Lugano (CH) e Cittadella (PD), dove vi è la sede legale, oltre ad un’altra filiale che svolge l’attività secondaria di tipo commerciale. 

Il campo di azione di Fratelli dimenticati è l’estero, dove sono presenti ben 34 uffici, intesi come centri di riferimento per l’azione di sostegno ai progetti che vengono attuati dai missionari di varie congregazioni e dalle diocesi. Questi Paesi sono: quasi tutto il territorio dell’India, Nepal, Guatemala, Nicaragua, Messico, Haiti ed è in corso di attivazione una presenza in Etiopia. 

I principi ispiratori. Dare voce a chi non ha né voce né mezzi per poter parlare: in sintesi questo il motivo che ispira l’azione di quanti operano in e per Fratelli dimenticati. Condizioni ai limiti della sopravvivenza, sia per fame e malnutrizione, sia per malattie (in particolare la lebbra), precludono alle persone ogni possibilità di essere soggetti attivi, e spesso anche semplicemente “soggetti”, nelle varie comunità di appartenenza. 

Di qui l’altro grande principio motore di Fratelli dimenticati: l’istruzione come premessa per qualsivoglia liberazione. Mettere le persone nelle condizioni di poter esprimere le proprie potenzialità, facendole uscire dal vincolo della povertà e della dipendenza dall’assistenza esterna. Quindi creazione di iniziative di imprenditorialità dal basso, che consentono a ciascuno di essere non solo autosufficiente, ma soprattutto protagonista del proprio destino. 

Che cosa facciamo. Fratelli dimenticati agisce come supporto dei progetti che missionari e diocesi gestiscono direttamente nei territori dei Paesi sopra menzionati. In particolare sono tre le linee in cui si esplica l’agire della Fondazione: la sanità (creazione di ospedali, lebbrosari, dispensari), l’istruzione (dalle scuole di base alla formazione professionale fino al college e all’università), il lavoro (con varie iniziative che promuovono lo sviluppo sia agrario che manifatturiero delle popolazioni, anche attraverso la creazione del micro credito locale). 

Inoltre Fratelli dimenticati interviene anche attraverso la costruzione di alloggi e casette per famiglie. Vi è, poi, un settore di cui Fratelli dimenticati va giustamente fiera: il sostegno a distanza. Non è adozione, ma una forma di supporto per l’istruzione e la formazione di tanti bambini, che altrimenti rimarrebbero esclusi dall’unico circuito virtuoso che consente loro di “liberarsi”, quello della cultura e del sapere.

Il Sostegno a distanza è il mezzo migliore per donare un futuro dignitoso ai tanti bambini del mondo che ancora oggi non hanno voce. Ai tanti bambini che non hanno la possibilità di frequentare la scuola perché, senza di loro, senza quel poco che riescono a guadagnare con qualche piccolo lavoro, la loro famiglia non riuscirebbe a sfamarsi. Il sostegno a distanza aiuta a coprire le spese scolastiche, di assistenza medica e, quando necessario, di vitto e alloggio presso le comunità accoglienti. L’intervento del sostegno a distanza fa sì che si abbattano i costi di gestione, permettendo così anche alle famiglie povere di avere accesso a istruzione e formazione di qualità, cosa solitamente riservata ai ricchi”. 

Risultato? Con questa modalità Fratelli dimenticati ha garantito il sostegno a oltre 1.300.000 bambini negli ultimi 30 anni! Persone che ora sono adulte e promuovono sviluppo e dignità nelle loro comunità. Passaggi critici. La crisi ancora perdurante ha messo a prova anche la Fondazione, da due punti di vista.

  1. Da un lato perché alcuni sostenitori, che negli anni si sono affezionati all’azione della Fondazione, si sono trovati nelle condizioni di dover disdire, “spesso con le lacrime agli occhi”, il loro contributo a sostegno dei vari progetti.
  2. Dall’altro perché sono diminuiti complessivamente i fondi derivanti da lasciti e donazioni o da enti, anche perché nel frattempo sono aumentate le organizzazioni solidaristiche con finalità simili. Di qui Fratelli dimenticati ha imboccato una nuova strada: managerialità e collaborazione. 

Dal punto di vista manageriale, un professionista manager nel campo della solidarietà è entrato nell’organico della Fondazione, con lo scopo precipuo di dare consistenza organizzativa, gestionale e progettuale alle molte azioni che la Fondazione mette in campo. Per quanto concerne la collaborazione, si stanno mettendo in atto azioni da effettuare assieme ad altre entità simili per obiettivi e soprattutto principi ispiratori. 

In quest’ottica la Fondazione continua a spendersi in due ambiti specifici: il fundraising, attraverso iniziative per promuovere la raccolta di fondi mirati a specifiche e concrete azioni; la sensibilizzazione come attività sia di informazione sulle necessità dei Paesi in cui la Fondazione opera, sia di animazione di gruppi locali che diventino a loro volta punto di riferimento per l’azione solidaristica. 

AdHoc Consilia. Circa tre anni orsono, Fratelli dimenticati e AdHoc si sono incontrati ed hanno constatato l’identità di alcuni obiettivi di fondo. In particolare l’ambiente imprenditoriale costituito dai membri di AdHoc si è rivelato un terreno di fertile inseminazione di alcuni principi che animano le due realtà: l’attenzione ai bisogni della persona, il valore del dono sia come atto di altruismo, sia come fattore economico, e la necessità di allargare le collaborazioni in ottica di un business sostenibile.

In questo senso si verifica uno scambio in due direzioni: da un lato Fratelli dimenticati trova in AdHoc opportunità di raccolta di fondi, anche attraverso la donazione che annualmente AdHoc effettua mediante la cessione del 10% della quota di iscrizione da parte di ogni membro come quota di investimento nell’azienda Ad Hoc; dall’altro chi è iscritto in AdHoc trova in Fratelli dimenticati una reale possibilità di allargare il proprio mercato, unendosi alle azioni imprenditoriali che la Fondazione stessa mette in campo come modo proprio di far uscire le popolazioni dai propri bisogni.

In questo caso i vantaggi che gli imprenditori trovano, agendo in collaborazione con Fratelli Dimenticati, sono così riassumibili:

  • avvalersi di personale fidato che opera da anni, o addirittura da decenni, nei vari Paesi;
  • conoscenza dettagliata, aggiornata e di prima mano di tutti gli aspetti che costituiscono i fattori indispensabili per avviare qualunque attività imprenditoriale all’estero, come: le caratteristiche sociali, la situazione politica e istituzionale (soprattutto in Paesi estesi e diversificati come l’India), le diversità di credo e di lingua, nonché le connotazioni climatiche.

Questo scambio costituisce per gli iscritti in AdHoc un enorme capitale conoscitivo, che fa da premessa necessaria per una seria azione di internazionalizzazione.

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Lino Sartori - Filosofo AdHoc - website - linkedin

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