Ci sono passaggi, nella vita di un’impresa, che non si possono preparare fino in fondo.
Si possono immaginare, temere, programmare in parte. Ma quando arrivano, chiedono qualcosa di più della tecnica: chiedono lucidità, coraggio, responsabilità e una profonda capacità di tenere insieme ciò che si è ricevuto con ciò che deve ancora essere costruito.
È da qui che è partita la nostra serata con Riccardo Wagner, Consigliere Delegato di Logistica Uno Europe, ospite del Workgroup AdHoc Group dedicato al tema della continuità d’impresa, della governance e dell’identità aziendale.
Una testimonianza intensa, vera, ma mai soltanto emotiva. Perché la storia raccontata da Riccardo non è solo quella di un figlio che perde il padre, né solo quella di un’azienda che, nel giro di pochi mesi, perde i suoi due fondatori. È la storia di un’impresa che si trova improvvisamente davanti a una domanda decisiva: come si continua, quando chi ha dato forma all’azienda non c’è più?
Logistica Uno nasce dalla visione di Carlo Wagner e Gabriele Cornelli, due imprenditori che hanno costruito un progetto fondato su serietà, fiducia, relazione e capacità di creare valore non solo per i clienti, ma anche per i fornitori e i partner. Una realtà cresciuta nel tempo, con numeri importanti e un’identità molto riconoscibile. Ma proprio questa forza portava con sé anche una fragilità comune a molte aziende familiari: agli occhi del mercato, l’impresa coincideva ancora moltissimo con i nomi di chi l’aveva fondata.
Quando nel 2023 entrambi vengono a mancare, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, Riccardo si trova davanti a una sfida enorme: personale, aziendale, organizzativa e culturale.
Uno dei passaggi più forti della serata è stato proprio questo: capire che la continuità non significa imitare il passato. Il futuro non si costruisce emulando chi c’era prima, perché il mondo cambia, le condizioni cambiano, le persone cambiano. Ciò che conta è custodire ciò che quel passato ha generato: serietà, trasparenza, attenzione alle persone, capacità di costruire relazioni sane e durature.
Da qui nasce il lavoro più difficile: trasformare un’azienda cresciuta anche grazie al buon senso, all’intuito e alla presenza forte dei fondatori, in un’organizzazione più strutturata, capace di andare avanti senza perdere la propria anima.
Ruoli più chiari, responsabilità più definite, perimetri decisionali, dati, KPI, processi, digitalizzazione. Elementi che, a prima vista, possono sembrare freddi, ma che diventano indispensabili quando un’azienda cresce e non può più permettersi che ogni problema arrivi direttamente al vertice.
La struttura, in questo senso, non è l’opposto della relazione. È ciò che permette alla relazione di durare.
Molto significativo è stato anche il passaggio sulle responsabilità reali, non solo assegnate sulla carta. Dare un ruolo a una persona non significa semplicemente chiederle di rispondere di un risultato: significa metterla nelle condizioni di incidere davvero su quel risultato. Significa darle spazio, fiducia, strumenti, libertà. Anche libertà di sbagliare.
E proprio l’errore è stato uno dei fili della serata. Riccardo ha raccontato di averlo dichiarato fin dall’inizio: “sbaglierò”. Una frase semplice, ma tutt’altro che scontata per chi si trova a raccogliere un’eredità importante. Perché chi entra in azienda come figlio spesso vive l’errore come una minaccia alla propria legittimità. Invece l’errore, dentro un percorso di crescita, può diventare parte del processo, se viene letto, attraversato e trasformato.
Nel momento più difficile, Logistica Uno non si è dispersa. Al contrario, l’azienda si è unita. Riccardo ha raccontato di aver sentito una compattezza vera, a tutti i livelli, come se le persone avessero percepito che c’era qualcosa da proteggere, da continuare, da portare avanti.
E forse questo è il segno più chiaro del lavoro fatto prima. Quando un’impresa è costruita solo sui numeri, nei momenti difficili rischia di perdere coesione. Quando invece è costruita anche sulle persone, sulle relazioni e sulla fiducia, può trovare energie inattese proprio quando tutto sembra più fragile.
La serata con Riccardo Wagner ci ha ricordato che la continuità d’impresa non è mai solo un tema tecnico. È un equilibrio delicato tra memoria e cambiamento, tra identità e struttura, tra affetto e responsabilità.
Un’azienda continua davvero quando riesce a non perdere ciò che l’ha resa viva, ma trova il coraggio di diventare qualcosa di nuovo.
Ed è forse questa la lezione più preziosa che ci portiamo a casa: il futuro di un’impresa non nasce copiando il passato, ma rendendo forte abbastanza ciò che il passato ha costruito da permettergli di camminare senza essere sorretto dalle stesse persone.
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